educazione civica

Perché me ne vado in Guinea 2 mesi

É difficile spiegare perché si é attivisti, é un pó come la fede, o ce l´hai quel fuoco dentro o te lo fanno venire fuori i fascisti a forza di botte.

Vado a portare la parole dei Refugees Camp, dei Sans Papier della Lotta ai CIE, per il libero transito delle persone  attraverso ogni frontiera. Vado a supportare ed organizzare un cineforum ambulante con topic emigrazione ed un corso di Audio / Video editing su piattaforma GNU-Linux, in Guinea Conakry, nell´Africa settentrionale, con un collettivo internazioanlista, Nomads, di cui faccio parte da 4 anni.

Voglio solo che il mondo cambi come ha giá fatto milioni di volte.

Lo faccio con un collettivo autorganizzato perché la mia interlocutrice con le istituzioni mi ha negato la presentazione del Business Plan, dicendo che il movimento di denaro da me prodotto non era allettante per lo stato.

É difficile spiegare perché lo faccio alla signora di colore dello sportello del job center di Friedrichshein-Kruezberg di Berlin, mi dice “non serve a niente il mondo non cambia”

É difficile spiegarlo quando sono degli ottusi i miei interlocutori “il mondo é giá cambiato diverse volte altrimenti io e lei non avremmo diritto di voto.” Mi sono fermata lí, dentro di me pensavo se il mondo non fosse cambiato, tu Donna di Colore non avresti mai potuto… ma ho resettato non volevo neanche lontanamente affrontare il fatto che lei fosse di origine africana…

Si vado nel cuore dell´Africa, una ragazza di un centro sociale bolognese dall´alto dei suoi capelli rosa mi ha detto “ció che fate non é molto utile, in Africa hanno piú bisogno di riso che di computer”.

É difficile spiegare perché a differenza delle associazioni umanitarie siamo contrari all´assistenzialismo. Siamo per l´autodeterminazione dei popoli, mica cianfrusaglie e cincischiate. Il riso loro ce lo hanno, l´acqua in africa c´e sono i soldi per i pozzi che mancano, come del resto mancano alla mia famigli e a 3/4 della Basilicata. Devono avere gli strumenti per ribellarsi ad un sistema che non dá loro il loro stesso riso. E per di piú devono scegliere autonomamente la forma di evoluzione da intraprendere!

Siamo stati con un primo viaggio in Guinea nel 2012. Fu un viaggio interamente a nostre spese, anche nel materiale che portavamo, per provare se il team europeo in se per sé si trovasse bene, e valutare che il lavoro con l´associazione locale funzionasse. Solo ora ho avuto forse il tempo di analizzare tutto ció che ci é capitato.

Abbiamo commesso degli sbagli, sopratutto io lo ammetto, dato che era la mia prima esperienza in Guinea. Ho regalato il mio cellulare il vecchio Nokia blu a cristalli liquidi, quell´indistruttibile secchione, di tutto cuore, la prima sera che ero arrivata… e poi ho scoperto che loro non se ne fanno nulla, usano quasi solo smartphone.

Ho regalato un computer per realizzare una postazione internet, ma senza di noi avevano paura di romperla. era sempre spenta…

Invece ho capito e contibuito molto al miglioramento del mondo, semplicemente esistendo, parlando con la gente.

Per capire meglio cosa potevo fare e per far vedere loro come viviamo noi, o meglio io che per di piú sono una minoranza, dieta da boicottatrice, cure mediche naturali, anticapitalista…

Loro non sanno che l´Europa come l´America sono composte di una grande varietá di persone. non conoscono le stratificazioni sociali e non c´é alcuna possibilitá di commercio equo e finanza etica. Credono che, come loro sono tutti poveri, noi si sia tutti ricchi. Non conoscono altri strati sociali, un medio borghese é un povero che ha svoltato una macchina, ma continua a saltare i pasti. Si dividono in sottoproletari e ricchi. Varietá di cibo per una minuscola percentuale di ricchi, mentre tutti gli altri vanno avanti in monoalimentazione. Io non sapevo che i medio borghesi potessero apparire a noi come sottoproletari.

Ho conosciuto solo 2 persone considerabili benestanti, una di loro, il “capitano”, é un militare, maneggiava pietre preziose grosse come biglie, possedeva un club, con un bar, vuoto di ogni prodotto vendibile, ed una pista da ballo, gremita di musica ritmo e risate, anche la sua bella casa con gli scalini intarsiati a mosaici, dentro era bella… scarna, ma almeno lui aveva l´energia elettrica, la TV a schermo piatto e la consolle per i videogiochi…

Una volta non si trovavano taxi, che lí vengono usati come fossero autobus, camminando a piedi sotto il sole vediamo un ragazzo spingere una grossa jeep dai vetri fumé, macchina chiaramente in panne, il ragazzo tra il sole a picco e la macchina pesante, arranca. Siamo riusciti a fare al massimo 2 passi senza reagire, poi per fortuna la nostra guida, Yakoubá, che é povero in canna ma un percussionista di grande talento, ha fatto il primo passo per dare una mano al ragazzo. Io e Chiara, la prima promotrice di tutto il nostro progetto, che é una bergamasca mingherlina con mille idee e colori intrecciati nei dreadlock, ci siamo con un sospiro di sollievo accodate, ovviamente in 4 al jeeppone sono bastati 3metri a partire ed il signore alla guida ha ben pensato di offrirci un passaggio per ricompensarci.

Siamo entrate in macchina con un sorriso e dentro ci abbiamo trovato comodamente sedute la moglie del guidatore e la sua figlia maggiore, un leggiadro peso per entrambe, ma comunque circa 120 Kg di carnazza umana seduta sul sedile, vestite da afro-signorine, con quei meravigliosi vestiti sgargianti, che non ti danno grande mobilitá, per un non so quale gran galá.

Se sei bianca ti fanno fare un pó come ti pare, con le loro donne é tutto piú complesso, formale, limitato.

Mi é bastato spingere quella macchina per darmi il motivo di tornare in africa.

Vado a cercare di capire, ma non mi basterá una vita per capire il razzismo, il classismo, il sessismo.

A presto! Alice

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Rauch Haus Song tradotta per voi

Qui ascoltate una canzone storica del movimento berlinese:

Fatta dai Ton Steine Scherben, nel 1972.

e qui, qui quello che sento d fare per pensarvi ancora + intensamente amic* …

La canzone della “Rauch Haus”

Piazza Mariannen era blu per quante guardie c’erano,
al signor* Meier veniva da piangere,  probabilmente per i lacrimogeni.
E lui chiese a qualcuno “Dimmi, che ci sta oggi qui, una festa?”
“qualcosa di simile” dice uno “il Bethanien è stato occupato”,
“Era anche ora”, disse signor* Meier, “è stato vuoto già abbastanza a lungo”.
Ah come sarebbe bella la vita, se non ci fossero più pulotti.
Invece il caposquadra ha gridato: “Sgomberate Mariannenplatz,
cosìcchè il mio squadrone di picchiatori abbia spazio sufficiente per picchiare!”
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